Angelica The Nurse Vol. 22
ANGELICA
Era almeno un ora che mi rigiravo inutilmente nel letto nel tentativo di riprendere sonno. L’opprimente caldo della stanza mi rendeva nervoso.. Scostai le lenzuola con un gesto brusco e mi misi a sedere
Il buio ovattato della piccola stanza singola era rotto solo dalla lieve fosforescenza del quadrante della mia sveglia. Era la una e trentadue. Mi resi conto di avere la gola secca. Allungai la mano e afferrai la bottiglietta d’acqua che tenevo sul comodino ma mi accorsi che era vuota.
Dovevo assolutamente procurarmi dell’acqua. Indossavo solo i pantaloni del pigiama e data la temperatura non mi preoccupai ne di vestirmi ne tantomeno di mettermi le pantofole. Dopo aver raccolto qualche spicciolo aprii la porta della stanza e sbirciai nel corridoio. Nessuno in vista. Il regolamento della clinica vietava ai degenti di aggirarsi per i corridoi di notte, e gli invitava, in caso di necessità, ad usare l’interfono di cui erano dotati tutti i letti, ma io non ce la facevo più a stare in quella stanza, volevo rinfrescarmi, uscire su un balcone per prendere un po’ d’aria e bere qualcosa di ghiacciato e al diavolo le loro stupide regole.
Il lungo e ampio corridoio era illuminato solo da fiochi lumini posti ad intervalli regolari sulla parete di destra mentre l’altro lato del corridoio era occupato da ampie vetrate coperte da pesanti tendaggi che davano sul giardino sottostante. Mi mossi lentamente cercando di non fare rumore con l’intenzione di raggiungere le macchinette distributrici di bevande. La temperatura nel corridoio era decisamente più accettabile e il contatto dei piedi nudi sul marmo del pavimento era rinfrescante. Un rumore di passi in fondo al corridoio mi fece sobbalzare e mi nascosi dietro alla sporgenza di una colonna. Rimasi immobile.
Due uomini mi passarono accanto senza accorgersi della mia presenza. Parlavano fra loro sottovoce con tono eccitato e riuscii a cogliere alcune parole della loro conversazione. “…l’appuntamento è per le 2:00 nella stanza trecentoven….”
Una volta che i due uomini ebbero svoltato in un altro corridoio uscii dal mio nascondiglio e mi affrettai verso la mia meta.
Giunsi nell’atrio con le macchinette, inserii la moneta e raccolsi una bottiglietta d’acqua…finalmente posso bere pensai. Mentre svitavo il tappo un suono acuto di tacchi mi fece nuovamente sobbalzare. Mi nascosi dietro a una grande colonna al centro dello spiazzo. Sbirciai per vedere chi fosse, e aiutato dalla fioca luce proveniente dalle macchinette vidi che era un infermiera. Mi sembrava la bella infermiera che mi aveva assistito il giorno precedente al pronto soccorso durante la breve operazione che avevo subito, era stata molto dolce. La osservavo da dietro la colonna mentre contava le monete, le inserì e si piegò per raccogliere la lattina. Mi accorsi che portava una mini gonna cortissima, calze di nylon bianco con reggicalze e scarpe dai tacchi vertiginosi. Il suo sensualissimo profumo mi avvolse. Era assolutamente splendida, un angelo biondo che qualsiasi uomo avrebbe pagato oro per averla come infermiera anche se il suo abbigliamento non era affatto quello da normale infermiera con il quale era vestita il giorno precedente Si allontanò di qualche passo in direzione del corridoio , poi gli cadde una moneta. Si piegò per raccoglierla senza flettere le ginocchia con il risultato di far salire la sua cortissima gonna e mostrarmi le sue forme perfette.
Una volta raccolta la moneta si riassettò gli abiti, sussurrò una parola che non compresi, e si allontano ticchettando sui suoi tacchi nella stessa direzione dei due uomini che avevo incrociato.
Che visione angelica pensai eccitato. Chissà dove sta andando. Mi tornarono in mente le parole che avevo udito dai due uomini. “appuntamento alle due stanza trecentov…” non ero riuscito a sentire bene il numero della stanza. Guardai l’orologio erano la 1:49
Colto da una insana curiosità decisi di andare a cercare la stanza. Attraversai il corridoio che aveva seguito “l’infermiera”, e scoprii subito che le stanze dalla 320 alla 329 si trovavano in una corsia perpendicolare a quella nella quale mi trovavo. La raggiunsi velocemente e passai accanto alle porte origliando. Mi soffermai davanti ad una dalla quale proveniva una sommessa risata. Mi nascosi dietro la tenda sulla parte opposta del corridoio proprio di fronte alla porta che avevo individuato come sospetta e attesi. Feci appena in tempo a bere un piccolo sorso d’acqua dalla bottiglietta quando arrivarono due uomini in camice bianco che entrarono proprio nella stanza che stavo tenendo sotto osservazione. Nel momento in cui aprirono la porta sentii voci maschili e odore di fumo giungere dall’interno, probabilmente stanno giocando a carte pensai. Mi stavo chiedendo se la bella infermiera fosse dentro a quella stanza insieme a quegli uomini ma seppi subito che non era così perché dal fondo del corridoio la vidi venire verso di me. Stava spingendo un carrellino e guardava proprio in direzione della tenda dietro la quale ero nascosto. Si fermo a pochi passi da me. Dalle fitte maglie della tenda la vidi scribacchiare qualcosa su un foglietto poi si allontanò velocemente. Quando il suono dei suoi passi si fu allontanato uscii dal mio nascondiglio e mi avviai verso la mia stanza.
Ero roso dalla curiosità di sapere dove stesse andando la mia bella infermiera vestita a quel modo. Un oggetto bianco sul pavimento attirò la mia attenzione, era un foglietto di carta. Lo raccolsi. La frase che vi trovai scritta mi lasciò interdetto - Fra poco passerà la guardia ad ispezionare i corridoi, torna subito nella tua stanza -
Capii solo allora che l’infermiera mi aveva visto.
Tornai velocemente verso la mia stanza inspirando la deliziosa scia di profumo che aveva lasciato nel corridoio. L’infermiera sembrava scomparsa non sentivo più il ticchettare delle sue scarpe , ma il profumo non mi lasciava dubbi, era certamente passata di li.
Ora ho un motivo in più per non dormire mi dissi . La bottiglietta d’acqua era quasi completamente piena, gli eventi mi avevano trascinato al punto da farmi dimenticare la sete che proprio in quel momento tornò a farsi sentire. Svitai il tappo ed entrai nella mia camera.
I’ intensità del profumo sembrò aumentare e dal buio una mano vellutata mi accarezzò il viso. La bottiglietta d’acqua mi cadde di mano riversandosi sul pavimento e un angelo in camice bianco chiuse la porta a chiave.
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