Natasha Black Vol. 27
Natasha
Varcai la soglia di quell’antico palazzo in uno stato di profonda tensione, il portiere mi venne incontro con passo lento guardandomi in faccia. Vestiva una divisa nera e oro dallo stile antiquato e portava uno strano cappello. Mi squadrò con aria perversa regalandomi un sorriso inquietante. Gli dissi che avevo un appuntamento con la signorina. Raccomandò di non fare rumore e mi indicò la direzione in cui dovevo andare. Seguendo le sue istruzioni percorsi un lungo corridoio fiancheggiato da grandi finestre. Il ticchettio dei miei passi echeggiava rimbalzando sulle pareti tappezzate e acuiva la pressione che sentivo addosso. Giunsi di fronte a una grossa porta di legno. Bussai. Nessuno rispose. Bussai di nuovo. Niente. Sentii dei passi lungo il corridoio e mi girai a guardare. Il portiere stava venendo verso di me con aria contrariata. - Le avevo detto di non fare rumore - mi rimproverò in tono acido Lo guardai senza dire nulla. L’uomo aprì la porta e tenendola spalancata mi invitò con gli occhi ad entrare. Mi sentii pervadere da una pesante inquietudine e sperai che la signorina non tenesse conto di quel piccolo inconveniente. Dopo una breve lotta interna placai i miei timori ed entrai nella grande stanza che mi si apriva innanzi. Era una piccola pista da ballo attorniata da un semicerchio di poltroncine. Sembrava un luogo per piccole esibizioni o provini di danza. Sentii la porta chiudersi alle mie spalle e una chiave girare nella toppa. Abbassai la maniglia e tirai. Era chiusa. Tornai a guardare verso la palestra e mi accorsi che dietro alle pesanti tende bianche, che coprivano le altissime finestre sul lato opposto della sala, c’era una donna in costume da ballerina In quel luogo regnava un silenzio talmente religioso che non ebbi il coraggio di proferire parola. Mi sedetti e guardai. La donna emanava un aura di distacco e superiorità Si mise a volteggiare e ad eseguire piroette stilisticamente perfette. Un flusso di movimenti talmente armonici da risultare ipnotizzanti. Non riuscivo a distinguere i tratti del suo viso ma il suo corpo snello ero bellissimo: vita stretta, fianchi larghi e sensuali, seno prosperoso e lunghe gambe affusolate. Splendida.
Dopo 15 minuti di movimenti si fermò dandomi la schiena.
Mi alzai e camminai verso di lei. Quando fui a poco più di un metro, girò la testa nella mia direzione e mi fissò. Era bellissima. Sotto la stretta dei suoi grandi occhi verdi mi sentii mancare il respiro. Mi accarezzò il viso : - ti aspettavo – disse tendendo una mano e lasciandola aperta con il palmo rivolto verso l’alto. Senza staccare lo sguardo dal suo viso ammaliante infilai una mano in tasca ed estrassi le due pedine degli scacchi che mi aveva dato il mio contatto. Consegnai la regina e il pedone nero. Lei gli studiò per qualche secondo poi mi prese per il polso e passando attraverso una porta seminascosta nella parete mi condusse in una piccola stanza poco illuminata. - Aspettami qui – ordinò con voce vellutata mentre usciva da una porticina nera . Mi sedetti su un divanetto in stile barocco, l’unico oggetto presente in quell’angusto luogo. Fu un attesa molto lunga che acuì in me la tensione e il timore di non aver fatto la giusta impressione. Un ora dopo la porticina nera si apri: - vieni – Mi alzai e seguii il suono della sua voce. Percorsi un piccolo corridoio buio e mi ritrovai in una stanza surreale. Un palchetto quadrato circondato da gradinate si innalzava al centro del locale. Lei era abbigliata con un costume in latex nero e mi aspettava in cima al palco accanto ad un tavolino in stile antico.
Salii le scale. Sul piano del tavolino era intarsiata una scacchiera. I pezzi erano tutti schierati tranne la regina e il pedone neri che gli avevo consegnato e che lei teneva in mano.
- Pensi di essere la persona giusta ? - chiese mentre posizionava la regina - N…No… sarebbe un onore troppo grande per me - risposi sinceramente
Mi guardò negli occhi e sentii le mie ginocchia tremare. La pressione del suo sguardo si fece sempre più intensa e sentendomi il cuore in gola mi inginocchiai abbassando lo sguardo.
Mi si avvicinò, estrasse da una tasca un lungo laccio di cuoio con moschettone e lo agganciò al collarino nero che indossavo.
- Sei assunta - mi sussurrò accarezzandomi la testa, - il tuo nuovo nome è Michelle – dichiarò a voce alta.
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